Dopo quasi tre anni di trattative, la Spagna ha il suo primo contratto collettivo nazionale per il settore del commercio tessile. A firmarlo, nella notte di mercoledì, la patronale ARTE, che rappresenta i grandi gruppi del settore come Inditex, Mango, Primark e H&M, insieme ai sindacati CC OO e Fetico. L’accordo riguarda circa 120.000 lavoratori, in maggioranza donne, e sostituisce un sistema frammentato di oltre 50 contratti provinciali con condizioni e scadenze disomogenee.
Il contratto ha una durata di tre anni a partire dal 2026 e prevede aumenti salariali del 3% annuo per il 2027 e il 2028, con una clausola di revisione aggiuntiva dell’1% legata all’inflazione. La struttura retributiva si articola in sei categorie professionali, con un salario base d’ingresso di 18.000 euro annui fino a 24.860 euro per i responsabili regionali di negozio. Le ore di lavoro annue sono fissate a 1.700 per il 2026, per scendere a 1.740 nel 2028. Sul fronte dei diritti, il contratto garantisce 31 giorni di ferie, otto fine settimana liberi nel 2026 che saliranno a undici nel 2028, e l’obbligo per le aziende di comunicare gli orari con almeno cinque settimane di anticipo.
L’accordo non è stato privo di polemiche. UGT, secondo sindacato per rappresentatività al tavolo, ha rifiutato di firmarlo accusando le controparti di aver ceduto alle richieste delle imprese, e nelle scorse settimane aveva organizzato mobilitazioni contro il preaccordo. Secondo un comunicato della patronale, il sindacato “si è riservato la decisione finale sulla firma del contratto”. La ratifica è stata possibile grazie alla maggioranza garantita dai delegati di CC OO e Fetico, sufficienti a rendere l’accordo vincolante nonostante l’opposizione di UGT e dei sindacati autonomici ELA e CIG.
Una volta registrato nella Gazzetta Ufficiale spagnola, il contratto entrerà in vigore nelle zone dove scadrà il rispettivo accordo provinciale, segnando una svolta strutturale per uno dei settori più rilevanti dell’economia iberica.
